Zygmunt Bauman è il sociologo della post-modernità, uno dei maggiori intrepreti della flessibilità e della mutevolezza che affliggono la nostra società; una società in cui il valore delle cose è dettato dalle mode e dalle pubblicità, una società in cui la libertà consiste in un’egoistica soddisfazione dei propri bisogni, indotti dallo stesso sistema.
In seguito a un primo periodo storico in cui《gli sforzi dei “moderni” erano diretti alle fonti dell’insicurezza umana, e chiedevano in cambio l’accettazione del controllo e dell’autocontrollo, l’addomesticamento e il freno dei desideri e delle passioni (da un’intervista a Zygmunt Bauman su http://www.archivio.rassegna.it) e a un secondo in cui, al contrario, spinti dall’esigenza collettiva di libertà, si passò a un sistema opposto, in cui una più ampia libertà individuale si accostava a una ridotta sicurezza garantita a livello sociale, dato che la storia si ripete, siamo ritornati in un periodo abbastanza simile al primo.
Oggi i partiti politici che hanno presa popolare, i cosiddetti partiti populisti, fanno perlopiù leva sull’insicurezza percepita dai cittadini, colpevolizzando la nuova ondata migratoria, identificata come artefice della precarietà e della flessibilità del mercato del lavoro del nostro Paese. Il tema dell’immigrazione è oggi al centro delle campagne elettorali, che hanno le loro fondamenta nella paura dell’altro, in una generalizzata minaccia terroristica e nella proliferazione delle diffusissime “lotte tra poveri”: salariati in difficoltà economica contro i migranti, accusati di mettere a repentaglio le vite dei cittadini europei e di non essere che un peso socio-economico per i Paesi già sviluppati.
In realtà, le migrazioni, oltre ad essere una risorsa economica e sociale per i Paesi di arrivo, sono un fenomeno strutturale presente all’interno della società. Non è dunque sensato considerare il migrante come nemico della sicurezza comune, dimenticando tra l’altro l’obbligo internazionale e umano di accoglienza nei confronti di coloro che migrano, perlopiù a causa della guerra e della povertà.
Non dimentichiamo che 《La Repubblica riconosce e garantisce i diritti inviolabili dell’uomo (articolo 2, Costituzione) e che《Lo straniero, al quale sia impedito nel suo paese l’effettivo esercizio delle libertà democratiche garantite dalla Costituzione italiana, ha diritto d’asilo nel territorio della Repubblica, secondo le condizioni stabilite dalla legge (articolo 10, comma 3, Costituzione).
Analizzando la situazione degli ultimi mesi, in cui le limitazioni per garantire la sicurezza sono numerose, è difficile affermare di essere liberi. È difficile sentirsi liberi, poichè libertà e sicurezza sono termini difficili da conciliare e che possono essere definiti come una sorta di aut-aut kierkegaardiano: elementi di una dialettica oppositiva e senza alcuna sintesi, elementi che non sono destinati a essere considerati unitariamente ma che vanno via via escludendosi sempre più, generando un’angoscia esistenziale.
Molti di noi hanno visto negata la libertà di lavorare e studiare dignitosamente, molti di noi hanno visto negata la libertà di avere contatti umani, di abbracciarci e di starci vicini, per affrontare questo periodo difficile. Molti di noi non hanno nemmeno potuto avere contatti con i propri cari per assicurarsi che stessero bene.
Ognuno di noi ha quindi percepito, in un modo o nell’altro, un restringimento della propria libertà, al fine di tutelare la sicurezza nazionale.
Non c’è da chiedersi se ciò sia giusto o sbagliato: tutti noi, qualunque siano le nostre idee politiche, dovremmo difendere la Costituzione, utilizzandola come una sorta di bussola che ci guidi nella nostra vita da cittadini. La risposta alle nostre limitazioni è nella carta fondamentale del Paese, la quale, se ben interpretata, fornisce un chiaro equilibrio tra le esigenze di libertà e sicurezza.
Nadine Di Cio